mercoledì 27 febbraio 2008

ETRA...News


-- Tratto dal Gazzettino di Padova di Mercoledi 27 febbraio --

STIPENDI ETRA

Camposampiero
Stipendi Etra ancora al centro dell'attenzione e delle polemiche. I cittadini non hanno fatto nemmeno in tempo a cantare vittoria che la musica è ritornata ad essere la stessa. I consiglieri di Etra, la multiutility che gestisce i servizi di acqua, fognature e asporto rifiuti di 75 comuni tra le province di Padova, Vicenza e Treviso, hanno sì ridotto le poltrone, ma poco dopo si sono aumentati, per l'esattezza, raddoppiato lo stipendio.

A denunciare ennesimi sprechi che "sono un vero e proprio insulto ai cittadini alle prese con i "cari bolletta" e l'impossibilità di arrivare a fine mese", il consigliere di opposizione Domenico Zanon della lista civica "Camposampiero Città - Progetto Cambiamento".Zanon ha presentato un'interpellanza al sindaco Marcello Volpato ricordando che "Etra ha modificato il proprio sistema di governo passando dal sistema tradizionale al sistema dualistico fondato cioè su un Consiglio di Sorveglianza e su un Consiglio di Gestione. L'assemblea dei soci ossia i 75 sindaci ha pensato bene, subito dopo, di corrispondere al presidente l'importo di tremila euro mensili e a ciascun consigliere duemila euro sempre al mese - afferma Zanon - Ben venga la riduzione dei componenti del Consiglio di Amministrazione da 12 a 5 come prevede la Finanziaria 2006. È incredibile, però, che la sostanza, di fatto, non muti visto che, mentre si diminuisce da una parte si aumenta, e addirittura si raddoppia dall'altra: i compensi sono infatti raddoppiati passando da mille a duemila euro al mese per ciascun consigliere".

Non è una protesta nuova quella di Zanon che ricorda come "cittadini e amministratori pubblici locali abbiano più volte espresso le loro lamentele sia per il "caro bollette", visto l'aumento tariffario, sia per le "poltrone d'oro" di Etra vista le indennità di carica degli amministratori".

Zanon conclude chiedendo al proprio sindaco se il Comune di Camposampiero abbia rappresentato tali scelte nell'assemblea dei soci; se il raddoppio dei compensi ai singoli consiglieri sia in correlazione con l'aumento tariffario delle bollette o dell'inflazione o dovuto ad altre ragioni; se, per contenere la spesa pubblica, non fosse il caso di diminuire non solo i componenti del Consiglio di Gestione, ma anche l'ammontare del loro compenso. "Non sarebbe forse il caso - conclude - di revocare immediatamente tale decisione non solo per rispettare il dettato della Finanziaria 2006, ma anche per dare un buon esempio ai nostri amministrati?".

Nicoletta Masetto

lunedì 25 febbraio 2008

Attività consigliare/INTERROGAZIONE



Al Signor Sindaco
Del COMUNE di TORREGLIA



Torreglia 25 febbraio 2008



INTERROGAZIONE



Il sottoscritto Prendin Alessandro, consigliere comunale del comune di Torreglia,
VISTO l’art. 8 del regolamento comunale per l’erogazione dei contributi socio-assistenziali e di solidarietà alla famiglia pubblicato anche sul sito comunale;
VISTO che la commissione assistenza comunale non è più attiva per l’esame e la valutazione delle domande di contributo;
CONSTATATO che a tutt’oggi e a mia conoscenza, non ci sia stata modifica dell’articolo in questione;


CHIEDE


1. Quale sia l’iter che oggi l’amministrazione comunale percorre per l’esame e la valutazione delle domande di contributo.
2. Per quale motivo non si sia ancora provveduto alla sistemazione del regolamento comunale per l’erogazione dei contributi socio-assistenziali e di solidarietà alla famiglia considerata anche la sua pubblicazione sul sito comunale.





Distinti saluti
Alessandro Prendin

venerdì 22 febbraio 2008

BRUNETTA: Ecco come faremo a tagliare le tasse


Inutile lambiccarsi sul "che fare" in tema di tasse e spesa pubblica. Le regole ci sono già. Ce le fornisce, da tempo, l’Unione europea. La gelata di Almunia sulle nostre previsioni di crescita non cambia il «che fare», anzi lo rende, se possibile, ancora più obbligato: tagliare la spesa e ridurre la pressione fiscale per avere più sviluppo. Con una decisione dell’Ecofin del 22 febbraio 2000 sono stati messi a punto quattro criteri-guida per le decisioni politiche dei singoli governi.

La prima regola. Se l’equilibrio di bilancio non è ancora stato raggiunto in termini strutturali, la riduzione delle imposte dovrebbe essere accompagnata da tagli compensativi nella spesa, che non solo siano in grado di bilanciare la caduta di gettito (prodotta dal taglio delle tasse), ma che allo stesso tempo garantiscano gli obiettivi a medio termine previsti dal patto di stabilità su deficit e debito.

La seconda regola. Le riduzioni d’imposta non devono essere pro-cicliche. In fase di ciclo positivo, infatti, un alleggerimento fiscale, a parità di spesa, produce un effetto espansivo sulla domanda, che può condurre ad un surriscaldamento inflazionistico. È importante combinare riduzioni delle imposte a tagli di spesa nelle fasi espansive del ciclo. In altre parole, se si ammettono "deficit di crescita" quando il ciclo va male, così bisogna continuare ad essere rigorosi quando le cose vanno bene.

La terza regola. I Paesi con alti livelli di debito pubblico devono fissare e mantenere obiettivi di bilancio ambiziosi. Prima di tagliare le tasse questi Paesi devono dare concreti segnali di convergenza del debito a medio termine.

Quarta regola. Le riduzioni fiscali dovrebbero far parte di pacchetti di riforme più ampi. Poiché, ad esempio, le interazioni tra i sistemi fiscali e di welfare condizionano fortemente il buon funzionamento del mercato del lavoro, i tagli delle tasse dovrebbero essere realizzati in stretta relazione e in sincronia con altre riforme strutturali rilevanti in questo specifico mercato (scuola, formazione, ammortizzatori sociali).
Solo così le riduzioni fiscali si trasformerebbero in maggiore produzione e occupazione.

Facciamo, dunque, due conti e un semplice esercizio sul retro di una busta. Nella contabilità della nostra finanza pubblica possiamo vedere come, grosso modo, la spesa corrente per l’anno 2007 ammonti a circa 700 miliardi di euro, con incrementi annui medi variabili di circa 20 miliardi di euro. Parimenti le entrate correnti, vale a dire il totale del gettito (entrate tributarie ed extra-tributarie) appaiono dello stesso ammontare, attorno ai 700 miliardi di euro.

Considerando tutto questo, una semplice strategia virtuosa ed europea di finanza pubblica potrebbe partire da una altrettanto semplice equivalenza: tagliare di mezzo punto di Pil all’anno la spesa corrente (circa 7 miliardi di euro), e con questo ammontare di risorse finanziare la riduzione della pressione fiscale che, viste le basi uguali, comporta una riduzione della pressione fiscale di pari ammontare e cioè mezzo punto di Pil. Tutto questo avrà come effetto il controllo della dinamica della spesa corrente e la riduzione tendenziale della pressione fiscale, a parità di altre dinamiche.

Ne deriva, anche, che la riduzione della pressione fiscale, incidendo sulla fiscalità tanto delle famiglie quanto delle imprese, porta degli effetti positivi in termini di aspettative, di consumi e di investimenti, il che potrebbe produrre un aumento di gettito conseguente, proprio, alla minor pressione fiscale e al conseguente maggior reddito disponibile. Partendo da questa semplice operazione di chiara visibilità, il prossimo governo dovrebbe impegnarsi a destinare tutto l’extragettito che si dovesse formare unicamente alla riduzione del deficit e del debito. Un circuito virtuoso fatto di taglio e tenuta sotto controllo delle dinamiche della spesa corrente, riduzione della pressione fiscale e riduzione del deficit e del debito. Un circuito virtuoso che non può che migliorare le aspettative interne e internazionali, con in più la riduzione del costo del nostro servizio del debito (gli interessi che paghiamo sulla montagna del nostro debito).
Se questo tipo di terapia venisse mantenuta con rigore anno dopo anno per tutti i 5 anni della prossima legislatura, con una crescita del Pil anche non esaltante, avremmo una spesa corrente sotto controllo (pur in aumento), avremmo una pressione fiscale in netta riduzione, avremmo un rapporto deficit/Pil probabilmente azzerato (già nel 2009-2010) e un rapporto debito/Pil sotto la soglia del 100% (sempre nel 2009-2010), con aumento del reddito disponibile (e, quindi, dei consumi) e aumento degli investimenti. Se a questo aggiungiamo operazioni sul lato patrimoniale, vale a dire l’avvio massiccio di valorizzazioni e dismissioni del patrimonio pubblico centrale e periferico, metteremmo finalmente l’economia e la finanza pubblica del nostro Paese sul giusto sentiero.

A tutto ciò, poi, si aggiunga la lotta, non estemporanea e spettacolare (alla Visco per intenderci) all’evasione fiscale, soprattutto attraverso la compartecipazione dei Comuni all’accertamento e alla riscossione, per un fisiologico e non ossessivo incremento del gettito. In definitiva, un circuito virtuoso in cui lo Stato spenderà meno e spenderà meglio, i cittadini saranno tassati meno e aumenterà il loro reddito disponibile, aumenteranno i consumi, diminuirà il capitale morto e aumenterà il capitale vivo e per questa via tutto il sistema avrà modo di espandersi anche dal punto di vista dell’efficienza e della trasparenza.
Questa la ricetta: facile a dirsi, difficile a realizzarsi, soprattutto con i chiari di luna che ci aspettano. Che ne dicono i due schieramenti in campo? Il centrodestra ci ha già provato con buoni risultati. Prodi ha fatto tutto il contrario. A chi credere adesso?

Tratto da "Il Giornale" del 22 febbraio 2008

mercoledì 20 febbraio 2008

VERSO IL VOTO/4


«Sono certo, ci ritroveremo»

Intervista a Beppe Pisanu
di Errico Novi [20 febbraio 2008]

Da cattolico Beppe Pisanu non perde la speranza. Guarda oltre le divisioni di questa campagna elettorale, elabora la rottura tra il Popolo della libertà e l’Udc come un episodio, un passaggio destinato a risolversi quando «tutti noi moderati ci ritroveremo, già dopo le elezioni». Sarà la comune appartenenza al popolarismo europeo il punto di confluenza, sarà «la forza stessa delle cose». Intanto l’ex ministro dell’Interno, da senatore uscente, sta per riproporsi nella lista unica varata da Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini. Ma lo stesso Pdl per lui è il primo atto di un grande progetto, non un punto di arrivo, e non pregiudica affatto la riappacificazione con Pier Ferdinando Casini. «Con la confluenza di Forza Italia, An e altri gruppi minori nella lista del Pdl è concretamente iniziato il cammino del partito unico dei moderati italiani. È un fatto molto importante, destinato a segnare profondamente il futuro politico del nostro Paese».

Un primo passo, dice: lei non esclude dunque un futuro ricongiungimento con l’Udc.
«Non solo non lo escludo, ma auspico vivamente che l’incontro con il partito di Casini possa realizzarsi dopo la campagna elettorale».

Adesso sembra impossibile.
«Ricordiamo una cosa: molti amici dell’Udc insieme a tanti altri esponenti di Forza Italia e An sono stati tra i principali protagonisti di quei convegni di Todi nei quali fu elaborato il progetto del partito dei moderati. Da quel lavoro è venuta fuori una carta dei valori che poi è stata sottoscritta da Berlusconi, Fini e Casini».

È una burrasca destinata a esaurirsi presto, insomma. Converrà che il suo punto di vista è veramente un’eccezione, in questo momento.
«Guardi, la mia impressione è questa: un gruppo di amici che ha camminato a lungo con noi in vista di un traguardo ben individuato ha preso adesso un sentiero laterale, ma solo per poco tempo».

Intanto c’è una rottura pesante per l’elettorato. Siamo lontani dal caso francese: Casini non è assimilabile a François Bayrou, il cui partito si riconosceva in una famiglia politica europea diversa dal Ppe. Noi parliamo di forze che rientrano tutte nell’alveo popolarismo o, nel caso di An, aspirano a farne parte.
«E infatti siamo in un caso del tutto diverso: pur deviando rispetto al percorso politico interno, gli amici dell’Udc restano a pieno titolo nella casa comune del Partito popolare europeo, e comunque lì ci ritroveremo».

Ora però c’è il voto e la divisone apparirà evidente.
«Adesso forse è difficile richiamare alla mente certe questioni di fondo: ma il 2 dicembre del 2006 nella folla straripante di piazza San Giovanni si coglieva una domanda possente di unità dei moderati. E io credo che quella domanda oggi interpelli particolarmente gli amici dell’Udc».

Sarà anche per il sistema elettorale, ma sul fatto che il centrodestra possa ricompattarsi in Parlamento pesano molte incognite.
«Non solo gli amici dell’Udc, ma anche tutti noi del Popolo della libertà, nonostante le incomprensioni e i rischi di questa campagna elettorale, dobbiamo tenere presente che il traguardo dell’unità ci è stato assegnato dai moderati e che lì prima o poi dovremo arrivare insieme».

Dalle cose che dice, senatore, si capisce che avverte non solo il peso ma persino il dolore di questa rottura.
«Certamente è una vicenda che addolora tutti. E proprio perché credo che possa essere sanata in tempi ragionevolmente brevi spero che ciascuno di noi faccia ora tutto il possibile per attenuarne gli effetti negativi».

Va bene che siamo in campagna elettorale ma, insomma, cerchiamo di non farci troppo del male.
«Non conviene a nessuno nel centrodestra regalare spunti polemici alla sinistra».

Ma lei crede a un recupero del Pd? O è Veltroni che si aggrappa a quello che capita?
«Non mi lascio suggestionare da certi espedienti elettoralistici e so bene che allo stato attuale delle cose il vantaggio del centrodestra è praticamente incolmabile. Il Pd di Veltroni sta facendo di tutto per apparire come un partito di sinistra che marcia verso il centro. Con il deliberato proposito di arrivare ai voti dell’area moderata e giocarsi tutto con questa parte di elettorato».

E questo può diventare un rischio per il Pdl? Bisogna affidarsi a qualche tema in particolare per respingere l’attacco?
«Ma finora è Veltroni che ha cercato di appropriarsi dei temi classici del centrodestra: dalla sicurezza alle tasse, alla questione dei valori e dell’identità sostanzialmente cristiana del popolo italiano. E non credo che su questo terreno possano essere più credibili di noi».

Si può perdere qualche quota di consenso?
«Sono convinto che mentre Veltroni marcia verso il centro, il Pdl può avanzare a passo ancora più spedito verso il blocco sociale della sinistra, compresi i lavoratori dipendenti. Già oggi il centrodestra è maggioritario nel mondo operaio del Nord».

Ecco, questo è un discorso finora sottovalutato dalla campagna elettorale.
«Ed è per questo che l’operazione di Veltroni mi sembra un po’ spericolata: rischia di perdere a sinistra molto più di quanto possa sperare di guadagnare al centro».

Quando dice a sinistra non intende verso la Sinistra di Bertinotti.
«Assolutamente no, faccio non a caso l’esempio del Nord, dove il centrodestra è già maggioritario anche nella mitica classe operaia del triangolo industriale».

C’è un problema diverso al Sud: lì bisogna competere con sistemi di potere locali come quello campano che rischiano di essere una zavorra per qualsiasi governo.
«La Campania, la Calabria e altre aree del Mezzogiorno continentale cercano disperatamente di uscire dalla morsa della malapolitica e del crimine organizzato. Serve un’iniziativa dei gruppi dirigenti più responsabili della società, dell’economia e della politica meridionale. A noi del Pdl spetta senz’altro un grande sforzo per inserire nelle liste personalità riconoscibili del mondo cattolico proprio al Sud, dove la domanda di competenza e moralità è così acuta e quasi angosciante».

I cattolici moderati: sarebbe incomprensibile vederli divisi in Parlamento.
«Ma in questi ultimi quindici anni noi ci siamo ritrovati uniti sulle istanze etico-religiose come su tutti i grandi problemi della politica interna e internazionale. A elezioni fatte sarebbe molto più difficile distinguersi che ritrovarsi insieme. Guardi, il mio auspicio non è sentimentale, è razionale: fa affidamento sulla forza delle cose».

C’è un rischio di dispersione del voto moderato, di uno smarrimento tra gli elettori?
«Certamente ci potrà essere smarrimento, disorientamento. Ma non fino al punto da spingere gli elettori moderati ad andare a sinistra».

Servono nervi saldi, per scongiurare il pericolo.
«Sono convinto che tutti i dirigenti del Pdl e dell’Udc hanno il dovere di affrontare le difficoltà della campagna elettorale con la consapevolezza di essere momentaneamente divisi in una prospettiva definitivamente unitaria. Che senso avrebbe farci del male tra noi a beneficio esclusivo dei nostri avversari?».

domenica 17 febbraio 2008

VERSO IL VOTO/3


La veltronomics s'è scordata la spesa pubblica

di Giuseppe Pennisi


Nel discorso programmatico con cui ha aperto, nella francescana Spello, la campagna elettorale del Partito Democratico, Walter Veltroni ha glissato su un punto essenziale di politica economica: verrà contenuta o non verrà contenuta la spesa pubblica che supera la metà del prodotto interno lordo? L’ambiguità non è dovuta al caso od alla poca abilità dei suoi speech writers.

Da un canto, Veltroni tende a tranquillizzare la grandissima parte dell’elettorato tartassata nei 20 mesi del Governo Prodi – e lo fa con la giaculatoria “pagheremo meno tasse perché le pagheranno tutti”. Da un altro, deve tenere a bada il “partito della spesa” che, sindacati in prima linea (soprattutto Cgil e Cisl), è l’architrave stessa del Partito Democratico ed ha già posto sul piatto una richiesta di 7 miliardi di euro di aumenti di stipendio ai dipendenti pubblici.

Se ne è accorto anche Il Sole-24 Ore (nella cui redazione, e direzione, non manca chi guarda con grande interesse, e con più di una punta di malcelata simpatia, all’esperimento veltroniano). L’editoriale del 13 febbraio invitava apertamente ad indicare quali poste di spesa ridurre. A riguardo, indicazioni puntuali sono già venute dal Popolo della Libertà PdL (specialmente in materia di ritorno al sistema previdenziale modificato dalla costosa controriforma Prodi-Damiano-TPS).

In effetti, proprio mentre la Veltronieconomcs non si pronunciava in materia di spesa pubblica, la Banca Mondiale pubblicava (e metteva on line) un’analisi comparata del nesso tra spesa pubblica e crescita basata su un lavoro econometrico in cui si esamina l’esperienza di 140 Paesi (118 in via di sviluppo e 21 appartenenti all’Ocse) in un lasso di tempo (1972-2005) sufficientemente lungo da essere significativo. La crescita (definita in quanto aumento del pil pro-capite del 2% l’anno per almeno un lustro) si verifica quando per almeno cinque anni di seguito la spesa primaria (ossia al netto del pagamento degli interessi sul debito) non cresce più dell’1% l’anno e l’indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni non supera mai il tetto del 2% del pil. Perché si verifichino queste due condizioni, occorre un’effettiva cura dimagrante della macchina pubblica italiana con i suoi annessi e connessi: non basta promettere che non verrà ulteriormente aumentata la pressione fiscale.

Un’alta spesa pubblica non è solamente una palla di piombo alla crescita. E’ anche un concime per la criminalità. Lo documenta un’analisi quantitativa effettuate nell’ambito dell’Università Cattolica del Sacro Cuore ed ancora in corso di pubblicazione. Si può, se si desidera esaminarne i dettagli, rivolgersi all’autore Raul Caruso (raul.caruso@unicatt.it). Dopo un’introduzione teorica (ancorata alle teorie economica della rendita), il lavoro contiene un’analisi empirica su dati di 20 Regioni nell’arco di tempo 1977-2003.

L’analisi contiene la costruzione di un indice di intensità e diffusione della criminalità organizzata. I risultati principali sono i seguenti:

a) una correlazione negativa tra investimenti nel settore privato e criminalità organizzata;

b) una correlazione positiva molto forte tra spesa ed investimenti pubblici (specialmente nell’edilizia) e criminalità organizzata;

c) una correlazione negativa, invece, tra tutela sociale e criminalità organizzata. E’ utile ricordare che nel 1998 Giuseppe Tullio e Stefano Quarella (allora ambedue all’Università di Brescia) giunsero a conclusioni analoghe con un apparato statistico molto più semplice di quello di Caruso: le aree a più alto tasso di spesa pubblica erano proprio quelle con il più alto tasso di omicidi.

Quindi è bene che la Veltronieconomics sia chiara (se può) su come il PD intende tagliare la spesa e, di conseguenza, migliorare la sicurezza dei cittadini ed il controllo del territorio da parte dello Stato.

Riferimenti

Caruso R. "Public Spending and Organised Crime in Italy - A Panel-Data Analysis Over the Period 1997-2003 (Spesa Pubblica E Criminalità Organizzata in Italia Evidenza Empirica Su Dati Panel Nel Periodo 1997-2003)" In corso di stampa; si può richieder a raul.caruso@unicatt.it

Carrerw C., De Melo J."Fiscal Spending and Economic Performance: Some Stylized Facts" World Bank Policy Research Working Paper No. 4452

Attività consigliare/MOZIONE


Presentata in data 18 Febbraio.

Torreglia 16 febbraio 2008


MOZIONE



Il sottoscritto Prendin Alessandro, consigliere comunale del gruppo Obiettivo Torreglia, presenta la seguente MOZIONE:


“Premesso che :
“La partecipazione attiva dei giovani alle decisioni e alle attività a livello locale e regionale è essenziale se si vogliono costruire delle società più democratiche, più solidali, e più prospere. Partecipare alla vita democratica di una comunità, qualunque essa sia, non implica unicamente il fatto di votare o di presentarsi a delle elezioni, per quanto importanti siano tali elementi. Partecipare ed essere un cittadino attivo, vuol dire avere il diritto, i mezzi, il luogo, la possibilità, e, se del caso, il necessario sostegno per intervenire nelle decisioni, influenzarle ed impegnarsi in attività ed iniziative che possano contribuire alla costruzione di una società migliore.
Gli enti locali e regionali, che sono le autorità maggiormente vicine ai giovani, hanno un ruolo rilevante da svolgere per stimolare la loro partecipazione. In tal modo, possono vigilare affinché non ci si limiti ad informare i giovani sulla democrazia e sul significato della cittadinanza, ma vengano offerte loro le possibilità di farne l’esperienza in modo concreto. Tuttavia, la partecipazione dei giovani non ha l’unica finalità di formare dei cittadini attivi o di costruire una democrazia per il futuro. Perché la partecipazione abbia un vero senso, è indispensabile che i giovani possano esercitare fin da ora un’influenza sulle decisioni e sulle attività, e non unicamente ad uno stadio ulteriore della loro vita.
Nel sostenere e nell’incoraggiare la partecipazione dei giovani, le autorità locali e regionali contribuiscono ugualmente ad integrarli nella società, aiutandoli ad affrontare non solo le difficoltà e le pressioni che subiscono, ma anche le sfide di una società moderna in cui l’anonimato e l’individualismo sono spesso accentuati. Nondimeno, perché la partecipazione dei giovani alla vita locale e regionale si riveli un successo duraturo e significativo, non è sufficiente sviluppare o ristrutturare i sistemi politici ed amministrativi. Ogni politica e ogni attività di promozione della partecipazione dei giovani deve accertarsi che esista un ambiente culturale rispettoso dei giovani e deve tener conto della diversità delle loro esigenze, delle loro situazioni e delle loro aspirazioni. Deve inoltre comportare una dimensione di svago e di piacere”.

Rilevato che:

 Il Consiglio d’Europa, Conferenza Permanente dei poteri locali e regionali d’Europa, tramite la sottocommissione della gioventù, nel 1990 ha promulgato la “Carta europea della partecipazione dei giovani alla vita comunale e regionale” (Strasburgo 17 Novembre 1990);
 Il 21 maggio 2003 la Carta ha subito una revisione;
 Tale documento delinea alcune grandi direttrici destinate a facilitare la partecipazione dei giovani alle decisioni che li riguardano, a livello di strada, quartiere, Comune e Regione;

Ritenuto che:

affinché le Amministrazioni avviino una vera e propria progettualità nel campo delle politiche giovanili - così come prevede la "Carta di partecipazione dei giovani alla vita municipale e regionale" - sia necessario promuovere la costituzione di una "Consulta giovanile".

La Consulta Giovanile deve essere aperta a tutte le realtà giovanili organizzate sul territorio che desiderino farne parte. In un momento in cui la realtà giovanile è in continuo movimento e le problematiche che la riguardano sono molteplici e complesse, le Amministrazioni devono ritenere importante e fondamentale il momento di confronto, istituzionalizzando un luogo specifico dove i giovani possono avere la parola sui problemi riguardanti il Comune, assicurando così una formazione alla vita democratica ed alla gestione della vita cittadina.

Obiettivo è costituire un luogo privilegiato di confronto e dibattito democratico ove raccogliere, da un lato, sollecitazioni e proposte su tutto ciò che può riguardare la condizione giovanile per poi riportarlo al Consiglio Comunale e, dall'altro come momento di ricaduta delle iniziative nell'ambito in cui ogni organizzazione opera. Per questo motivo la Consulta Giovanile può diventare il primo punto di riferimento dell'Amministrazione per quanto riguarda il rapporto con la realtà giovanile organizzata. Ciò fa si che la Consulta possa davvero avere potere propositivo in materia di interventi a favore dei giovani, nei confronti del Consiglio Comunale.

Ritenuto che la “Carta europea della partecipazione dei giovani alla vita comunale e regionale” sia prerogativa fondamentale alla costituzione di una Consulta Giovanile, intesa anche come Organo consultivo del Consiglio Comunale in materia di politiche giovanili;

Impegna:

1. Il consiglio comunale e la giunta a recepire la “Carta della partecipazione dei giovani alla vita municipale e regionale”, che si allega alla presente deliberazione per formarne parte integrante e sostanziale;
2. Il Sindaco a conferire in tempi brevi la delega alle politiche giovanili in modo che possa essere individuato in maniera inequivocabile un referente all’interno dell’amministrazione comunale.
3. La giunta comunale a predisporre un percorso in tempi brevi che porti alla costituzione della Consulta Giovanile anche a Torreglia.


Distinti saluti
Alessandro Prendin

sabato 16 febbraio 2008

Sondaggio per gli amici di Obiettivo Torreglia



Sei d'accordo con la decisione dell'UDC di non entrare nel PDL?
Puoi votare in fondo alla pagina!
Usa questo POST per lasciare anche la tua opinione su questa importante scelta di Politica Nazionale